Ventosa

VENTOSAOggi frazione del Comune, ma luogo che affonda le sue radici nell’antichità.  In una stipula dell’anno 830 si fa menzione di un “Siceramit de Bentosa” alludendo alla località, che garantì un rifugio sicuro durante le invasioni barbariche.  Traccia di questo passato è la Torre medievale in stile romanico a base quadrata, che oltre ad essere una torre cisterna aveva lo scopo di controllare i pericoli provenienti da nord. Il monumento, che  insieme alle altre due torri (Suio e Castelforte) servivano infatti per avere il controllo della piana del Garigliano, durante  l’ultimo conflitto bellico si trovava sulla linea di fuoco  tedesca in risposta  ai proiettili dalle linee nemiche; con due restauri avvenuti negli anni ’50 la torre fu riportata al suo antico splendore.

La chiesa parrocchiale è intitolata a San Martino di Tours, oltre al santo i ventosari sono devoti alla Madonna del Riposo, che testimonia secondo un’antica leggenda la sosta  di San Benedetto in questi luoghi durante il suo viaggio attraverso i monti circostanti. Agli inizi dell’800 nella chiesa vi era un prezioso trittico ligneo raffigurante la Madonna del Riposo tra San Germano e San Benedetto, del cui restauro fu incaricato Andrea Mattei.  Oggi nell’abside della chiesa troneggia un affresco ispirato alla crocifissione del compianto artista Aldo Falso e vi è un quadro raffigurante il santo patrono del Quaroni che lo ha dipinto nel 1952.

Il piccolo centro si presenta agli occhi del visitatore con l’essenzialità della pietra in cui trovano il loro spazio giardini in fiore e piccoli uliveti, la tranquillità del luogo è coadiuvata dalla  dolce carezza del vento, da cui tra origine il nome della frazione. Non vi abitano moltissime persone, quasi tutti sono emigrati all’estero o in provincia di Latina; tale esodo è probabilmente dovuto al fatto che una volta quasi tutta la popolazione era impegnata nella lavorazione dello strame, nella creazione di oggetti di artigianato molto utili all’uso quotidiano del tempo che con il passare degli anni sono caduti in disuso.

Una donna di questi luoghi fu la musa ispiratrice del poeta Elisio Calenzio (1430-1503), nativo di Ausonia, che vibrò di poetica passione per Donna Arumpia.