Le Ravi

 

Il sentiero del Rio Rave, essendo il più breve per raggiungere San Lorenzo, viene percorso dalla maggior parte dei gruppi dei rioni di Castelforte, che lo imboccano in via san Rocco dopo essersi raccolti nell’atrio della chiesa, mentre iartiglieria-tedesca gruppi di san Cosma e Ventosa lo imboccano in via Randaccio (Rione Cupa). I due rami del sentiero si congiungono a fondo valle. La scelta della zona da percorrere ricade su sentieri poco in vista, lontano dagli avamposti tedeschi e dalle vie principali, che possono sempre riservare sorprese. Tuttavia sebbene il Rio Rave sia ritenuto il più sicuro, il suo fondovalle sarà denominato “la valle della morte” per le molte persone che, a causa dello scoppio delle mine, vi trovano la morte.

Una maggiore sicurezza si ha quando i gruppi sono guidati da persone esperte che hanno percorso più volte lo stesso sentiero.

Si procede con molta cautela, in fila indiana, cercando di mettere il piede sulle orme lasciate dalla persona che precede; le orme si trasformano così in tante piccole fosse.

Nell’attraversare il tratto di maggior pericolo, c’è sempre qualcuno che richiama l’attenzione a non distrarsi, a non guardare i morti sparsi attorno, a non spostarsi dalla traccia del sentiero già battuta, a essere cauti e a non mettere i piedi fuori dal viottolo. Si procede sottobraccio alla morte.

Lo spettacolo che si presenta agli occhi di chi giunge al punto più rischioso è spaventoso, raccapricciante, tale da far distogliere lo sguardo per evitare di restare impressionati da tanto strazio.

La zona è irriconoscibile; il terreno, devastato da esplosioni di mine e da fosse prodotte dallo scoppio di granate è coperto di corpi di bambini, di donne, di giovani, di anziani. Si scorgono cadaveri con occhi sbarrati e con la bocca spalancata in un ultimo urlo, alcuni hanno ancora il colore della vita, altri quello cereo e bluastro della morte.

Stracci e fagotti abbandonati, oggetti e biancheria disseminati, carcasse di animali in putrefazione, due soldati tedeschi morti, affiancati l’uno all’altro, come se riposassero; a poca distanza, un inglese con una mano tranciata, e una donna morta giace al riparo di un ombrello.

(tratto da Diario di una tragedia dimenticata 1943-1944 Linea Gustav. Arduino Di Tano, Book ed, pp. 84-85)