L’Antica Vescia

img-2-small517La guerra che intercorse tra il popolo aurunco e i romani ci rende partecipi dell’esistenza della Pentapoli Aurunca e delle cinque città che la costituivano: Minturnae, Vescia , Ausona, suessa e Sinuessa. Nella I guerra sannitica (343-341 a. C.) vi è notizia della battaglia del Vesuvius che secondo lo storico Giuseppe Tommasino avvenne nelle campagne di Castelforte e Santi Cosma e Damiano e precisamente in contrada S. Lorenzo- Taverna Cinquanta.

I Romani avanzarono sul campo di Battaglia con Manlio che guidava l’ala destra, e Decio la sinistra. L’iniziale parità delle forze in campo fu rotta quando gli hastati romani, non riuscendo a reggere la pressione dei Latini, dovettero riparare tra i principes. Vista la difficile situazione, Decio si risolse all’estremo sacrificio, pronunciando le frasi di rito.

« Giano, Giove, padre Marte, Quirino, Bellona, Lari, dèi Novensili, dèi Indigeti, dèi nelle cui mani ci troviamo noi e i nostri nemici, dèi Mani, io vi invoco, vi imploro e vi chiedo umilmente la grazia: concedete benigni ai Romani la vittoria e la forza necessaria e gettate paura, terrore e morte tra i nemici del popolo romano e dei Quiriti. Come ho dichiarato con le mie parole, così io agli dèi Mani e alla Terra, per la repubblica del popolo romano dei Quiriti, per l’esercito, per le legioni e per le truppe ausiliarie del popolo romano dei Quiriti, offro in voto le legioni e le truppe ausiliarie del nemico insieme con me stesso. »
(Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 9.)

Quindi saltò a cavallo con le armi in pugno e si gettò in mezzo ai nemici, creando grave scompiglio tra le file dei Latini, finché non cadde colpito da un nugolo di frecce. A questa scena i romani ripreso coraggio, e i rorarii si unirono alle prime due file nella battaglia, mentre i triari rimanevano fermi, inginocchiati, aspettando l’ordine di battaglia.

La battaglia continuava, ed in diversi punti i Latini stavano avendo la meglio, per cui Tito Manlio diede l’ordine di battaglia agli accesi, mantenendo sempre fermi ed inginocchiati i triari. I Latini, convinti da questa mossa che i romani avessero impegnato anche i triari, fecero la stessa mossa, dando il segnale di attacco ai propri triari, che, seppur con grande fatica, riuscirono a respingere accesi romani.

Quando i Latini erano ormai convinti di aver raggiunto nel combattimento l’ultima linea dei romani, avendone avuta la meglio, Manlio diede l’ordine di battaglia ai triari romani.

« Ora alzatevi e affrontate freschi come siete il nemico sfinito, ricordandovi della patria, dei genitori, di mogli e figli, e del console caduto per la vostra vittoria »
(Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 10.)

I triari, lasciati freschi, si buttarono nella mischia, facendo strage delle prime file dei Latini, facendone un massacro, che solo un quarto dei soldati sopravvisse allo scontro, regalando la vittoria ai romani.

« Colpendoli in faccia con le aste e massacrandone il fiore della gioventù, penetrarono attraverso gli altri manipoli come se questi non fossero armati, frantumando i loro cunei con un massacro di tali proporzioni che a stento un quarto dei nemici sopravvisse »
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, VIII, 10.)

Tutto l’agro aurunco fu messo a ferro e fuoco, saccheggiate e distrutte le città di Ausona, Vescia e Minturnae

Vescia, secondo alcune fonti, sorgeva sul monte Massico, tra le località di Castellone, Costa a Sole, Molara, Montepizzuto e Canal grande, dove ancora oggi si possono osservare antichi ruderi. Il suo territorio d’influenza probabilmente si estendeva  anche agli attuali Castelforte (LT) e Santi Cosma e Damiano (LT), posti sulla sponda destra del fiume Garigliano. Tra i due Comuni  infatti sono state trovate due iscrizioni latine che fanno riferimento a Vescia: la prima, databile al 211-212 d.C., è un voto al “Genio Aquarum Vescinarum” (cioè al genio delle acque termali di Suio, frazione di Castelforte) perché favorisca la vittoria ed il ritorno dei due figli di Settimio Severo, Antonino (Caracalla) e Geta, impegnati nella guerra di Britannia; la seconda menziona il “Pagus Vescinus” che contribuì alla costruzione di un teatro. È stata ritrovata una terza iscrizione in cui si ricorda che Settimio Severo “sua pecunia” fece lastricare la strada che da Minturnae conduceva alle Acque Vescine