Dalla nascita del borgo al 1700

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Delle diverse teorie storiche sulle origini del  burgus (villaggio)  di SS. Cosmo e Damiano quella che sembrerebbe essere la più verosimile è fissata con il passaggio delle reliquie dei Santi protettori nel VI secolo, cioè quando furono traslati i corpi nella la Basilica ad essi dedicata e fatta costruire da Papa Felice IV  nei pressi dei Fori Imperiali a Roma.

Bisogna infatti considerare come i percorsi più sicuri in quell’epoca erano le arterie interne non lontane dalle consolari o dal mare e quindi non è affatto da scartare l’ipotesi che le reliquie sacre abbiano attraversato questi luoghi. A tale evento straordinario fece probabilmente seguito la nascita del più antico “Casale”, quello di San Damiano, molti altri ne sorsero attorno come la Cupa, la Cuparella, i Boccasacchi , i Sellitti, oltre a quelli ai piedi della collina come il Cupano, la Vellota, Cerri Aprano e Ceracoli.  Fu anche costruita una cappella che nei secoli successivi fu sostituita da una chiesa a piano terra e poi da una a tre navate non molto dissimile nella pianta a quella odierna.

Nel 1447 una prima numerazione dei Fuochi assegna ai Casali 148 nuclei familiari (per un totale di oltre 700 abitanti) ai quali andrebbero aggiunte anche le contrade di Torre Cotena, Cisterna, Ceracoli e Campanile per le quali i 76 nuclei contati in totale corrispondono ad altre 380 persone circa. Il numero degli abitanti aumenterà progressivamente tanto che attorno al 1600 a SS. Cosmo e Damiano si contano sette chiese compresa quella curata dedicata ai Santi omonimi nella quale a sua volta troviamo ben sette altari (Cosmo Damiano Pontecorvo I casali  di SS. Cosmo e Damiano e la terra di Castelforte nel costesto della storia aurunca pag 105).

Attraverso il documento riportato in un suo libro dal Prof Angelo De Santis  sappiamo che un decreto della R. Sommaria del 1623 stabilisce che le Università di SS. Cosmo e Damiano e quella di Castelforte vanno ritenute “corpi distinti”, nel 1656  la peste miete 140 vittime (tra cui quattro notai) nel 1690 I casali vengono messi all’asta e assegnati a don Giuseppe Russo, con beneficio di don Antonio Carafa, per la somma di 30.310 ducati(ibid.)