Un giovane di campagna

Autore: Alessandro Petruccelli

Casa Editrice: Marietti Scuola

Informazioni sull’autore.
Nato nel comune dei Santi Cosma e Damiano, è cresciuto nella campagna di Cerri Aprano, contrada dello stesso comune. Laureatosi in lettere, ha insegnato prima nelle scuole medie e poi negli istituti superiori di Formia (Latina) per circa trentanove anni, chiedendo il prepensionamento per evitare che mi sbattessero fuori, dicendomi: “sei vecchio, non ci servi più.”
Nel 1972 vince il Premio Rapallo Prove per narrativa inedita con il romanzo Un giovane di campagna, romanzo che venne poi pubblicato nel 1976 dagli Editori Riuniti e da allora ha continuato a essere pubblicato presso varie case editrici (l’ultima edizione è di Gremese nel 2010). Tradotto in russo e disponibile anche in braille,  stato pubblicato in edizione scolastica (nel catalogo di Marietti-Petrini nel 1994), che è l’edizione che presentiamo in questo catalogo.
Del 1985 è il romanzo Due compleanni e una città che in quello stesso anno fu in concorso per il Premio Viareggio.
A trent’anni dalla sua esperienza come rilevatore ISTAT, Petruccelli pubblica il romanzo Una cartella piena di fogli, testo che venne sponsorizzato dall’ISTAT nel corso del censimento del 1991. Seguono Il pensionando (1999), “La favola dell’uomo senza amici” (2006, di cui alcune parti saranno pubblicate separatamente come racconti per bambini) e La lettera e il viaggio (2014). In tutti i suoi romanzi, Alessandro Petruccelli va alla ricerca delle radici, tanto personali quanto collettive, come punto di partenza per il futuro.
In occasione di Expo 2015 ha scritto una Lettera ai contadini della mia terra e di tutte le terre, ripresa da alcuni organi di informazione.
Alessandro Petruccelli  sposato con Caterina Giannotti, anche lei insegnante di lettere, e dal loro matrimonio sono nate Fiorella ed Ines.

Recensione.
Ambientato fra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, questo romanzo – ormai diventato un classico – tratteggia un fenomeno preciso della storia italiana recente: la scomparsa della civiltà contadina. Il filo conduttore A? costituito dal giovane Pietro che, nato e cresciuto nelle campagne del basso Lazio, studia fino a conseguire la laurea in lettere, per poi stabilirsi in città. Pietro ha vissuto giorno per giorno le radicali trasformazioni del mondo rurale, che hanno riguardato non solo l’abbandono della terra e l’introduzione di mezzi meccanici nei lavori agricoli, ma anche gli stati d’animo e la vita delle persone. A? la dolorosa, poetica descrizione di uomini, giovani, vecchi, intere famiglie, costretti a lasciare le proprie case e terre per emigrare lontano. Chi rimane guarda i campi che stagione dopo stagione vanno in rovina, e presagisce per sé un simile destino di distacco. Quella raccontata non è soltanto una storia personale, ma è la storia collettiva di un paese, di una regione e forse di tutte le campagne, non solo italiane, in quel torno di anni. L’attualità del libro risiede proprio in questo: nella sua capacità di cogliere le ultime immagini di un mondo dal quale molti di noi provengono, fatto di un contatto autentico con la natura e con gli animali, di schiettezza di sentimenti, di solidarietà, di comunità più giuste e meno diseguali, di cibi genuini. Valori verso i quali – dopo decenni di logorante “modernità” – stiamo cominciando a volgere di nuovo lo sguardo.


Estratto dal libro.
“Un giovane di campagna.”
“Cari genitori, non coltivate più la terra”,  aveva scritto tante volte a Cosimo e a Maria il figlio da Francoforte, “fatela restare tutta saura. Lasciatevi crescere l’erba, che diventi alta come canne, io con un mese di stipendio vi comprerò il grano necessario per un anno intero.”
“Cari genitori, non coltivate più la terra, lasciate che le piante vi crescano selvagge e che formino un bosco come quello che vi era quando l’avete dissodata; io con un mese di stipendio vi comprerò i fagioli, i ceci, il granoturco che vi basteranno per sempre.”
“Cari genitori non coltivate più la terra e nell’inverno accendete un fuoco grande e stateci davanti dalla mattina alla sera, asciugatevi di tutta la pioggia che avete presa negli inverni passati, io con un mese di stipendio vi comprerò il vino, i vestiti, le scarpe che vi occorreranno.”
“Cari genitori, non coltivate più la terra, lasciateci crescere i fiori che profumino i sudori che vi avete sparsi.”
E Cosimo e Maria gli facevano rispondere: “Caro figlio, conserva lo stipendio per te e la buona fortuna ti aiuti sempre. Noi, per questi pochi giorni che ci restano, continueremo a lavorare la terra, a chiederle il pane e il vino; tu fai parte della generazione delle macchine, ma noi siamo grati alla terra”
E così è stato. Cosimo e Maria fino all’ultimo hanno lavorato la terra e, partendo quasi insieme per il viaggio della conoscenza, hanno lasciato tutto in ordine. Nel grano non si vede un filo di loglio, il granoturco è zappato, il fieno A? ammucchiato intorno al palo, la siepe dell’orto E’ rifatta con canne nuove, la casa è imbiancata con la calce.
Con le mani dietro la schiena, leggermente curvo, Cosimo mi raggiungeva dovunque vedeva Caporossa e Biancuccia pascolare e si faceva leggere le lettere di Giuseppino, e Maria seduta sul muretto del cortile ci guardava da lontano, tutta pronta a indovinare dai gesti del marito quello che mandava a dire il figlio.
Per il viaggio della conoscenza: per l’altro mondo Caporossa e Biancuccia: i nomi delle mucche.