Tutto è previsto tranne l’imprevisto

copertina pelagalli

Autore: Mario Pelagalli

Casa Editrice: MEF L’Autore Libri Firenze

Presentazione dell’ autore.
Mario Pelagalli nasce a Minturno il 5 ottobre 1935 da Tommaso, Capostazione delle FF.SS. ed Emma Di Rienza, insegnante elementare. La madre proveniva da un’illustre famiglia di Ventosa, frazione di Santi Cosma e Damiano, resa nobile con decreto del Re Ferdinando II di Borbone il 13 maggio 1854 a Napoli, alla conclusione di uno dei tanti affari occorsi nella vita politica di quei tempi.

Ad appena 8 anni, nel 1943, come tutti i suoi coetanei,  la grande tragedia della seconda guerra mondiale durante la quale fu deportato a Brescia, ove rimase fino alla conclusione dei tristi eventi. A 20 anni si è diplomato insegnante elementare, carriera che ha svolto fino all’età di 63 anni, conseguendo nel frattempo la Laurea in Lettere.

Recensione.
Il libro, scritto in forma semplice e accessibile a tutti, è una raccolta di scorci di vita vissuta (passata e contemporanea), di leggende della tradizione popolare, di luoghi e persone che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria dello scrittore.e Molti sono i riferimenti a fatti accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale, narrati attraverso gli occhi di un bambino che, nella loro tragicità e allo stesso tempo particolarità, lo accompagneranno per il resto della vita. Vita che possiamo osservare attraverso le tappe del libro: dai fatti bellici all’immediato dopoguerra, dall’approccio con il mondo del lavoro alla fine del corso lavorativo, tutto ci appare contornato da piccole e grandi esperienze che rimangono impresse come istantanee di un album di ricordi.

Protagonisti senza tempo sono gli animali, che compaiono in molti racconti: l’asino, la mucca, la faina, animali che molto spesso hanno arricchito ed animato il narrare della tradizione popolare.è In fondo a noi poco importa se ciò che si dice è accaduto veramente, ciò che importa  l’odore del focolare, la voce suadente, il luccichio negli occhi del nonno mentre la racconta, particolari che rimarranno per sempre intrappolate nel bambino che conserviamo gelosamente dentro di noi e che questo libro risveglia dal sonno in cui lo abbiamo lasciato.


Estratto del libro.
“La scafa fantastica”
 Nelle lunghe serate d’inverno, il nonno usava raccontare, stando vicino al focolare, i fatti del giorno, rapportandoli al passato e azzardando previsioni per il futuro. Qualche volta si sentiva bussare al portone. Era qualcuno che faceva parte dei pochi fedeli alla famiglia e che veniva per chiedere lavoro o per far un’ambasciata. Prima di colloquiare, il nonno ordinava a una persona di casa di riempire un bel bicchiere di vino rosso o di altro all’ospite, il quale gradiva molto il gesto e beveva tutto da un fiato, dopo aver detto alla salute.

Un giorno che il nipotino camminava per le viuzze del borgo, alcuni abitanti presero l’occasione per chiamarlo e, con l’intento di plagiarlo, vollero raccontare a lui quello che si veniva raccontando in paese, per screditare la famiglia.
Il contenuto delle storielle era il seguente: Il nonno di tuo nonno, tempo fa non apparteneva a famiglia benestante e perciò cercò lavoro e lo trovò al fiume, non lontano. [Da quelle parti scorre un fiume che è tra i più grandi della penisola, n.d.r ] Si trattava della scafa, ciò di un’ingegnosa opera tecnica che sostituisce il ponte per attraversare un grosso fiume. Ora le scafe non esistano più. Si tratta di un’imbarcazione adatta per quelle acque che, sorretta e trainata da funi e cavi, serviva egregiamente allo scopo.

Un giorno tre individui si fecero traghettare dalla riva sinistra alla riva destra. Essi provenivano da Napoli. Durante le operazioni di traghettamento, essi si dimostrarono molto curiosi: facevano un sacco di domande sul territorio, sulle distanze, grotte, casate nobiliari.
Il giovane, svelto di mano quanto di cervello, si insospettì e condusse i forestieri in una osteria. Qui, seimm-pentagalliduti ad un tavolo, ordinarono vino all’oste. Il giovane si allontanò per un attimo, il tempo di dire, in un orecchio, all’oste di servire un vino di qualità scadente, quello insomma che fa venire sonno.L’ oste, che era uso a capire al volo i desideri dei clienti, fece cenno di aver capito. Portò vino in abbondanza e pure degli insaccati e pane casereccio. Fu un bel festino, durante il quale i tre si lasciarono andare a rivelare i percome e i per quando del loro viaggio. Per di più, misero sul tavolo una mappa con dei segni che indicavano un posto contrassegnato.

Allorché giovane si accorse che i suoi occasionali amici erano partiti per il mondo dei sogni e russavano beatamente, avvertì l’oste di non svegliarli fino al suo ritorno e, presa la mappa, corse via. Con la mappa non gli fu difficile scoprire un cofano tutto impolverato nascosto in una grotta presso un palazzo signorile abbandonato, dacché erano morti, improvvisamente, i due ultimi proprietari. Quindi, travasi il contenuto, fatto di monete d’oro e pietre preziose ben lavorate, in un sacchetto. Poi riempì di sassi il cofano e tornò all’osteria. Si rimise a sedere e ripose la mappa sul tavolo. Dopo aver dormito circa una ora, i tre si svegliarono e trovarono tutti come prima, tranquilli ai loro posti. Il giovane faceva finta di dormire e la mappa era al suo posto. Si alzarono impazienti di partire e salutarono l’oste e soprattutto l’amico della scafa.

Giunti sul posto indicato dalla mappa, ebbero l’amara sorpresa di trovare il cofano pieno di pietre. Non sospettarono nemmeno lontanamente chi gli avesse preceduti.  Non tornarono più. Fu così che il tuo avo divenne ricco: con la frode.
Il ragazzo, che ora è un uomo anziano e mi racconta queste cose, non credette al racconto dei compaesani,  andò con molta discrezione a chiedere a persone che sapeva neutrali, incluse le persone del posto dove era stata anni prima in funzione la scafa e pote rendersi conto che tra i suoi avi non c’era mai stato un operatore di scafe.