Quando il liceo Vitruvio cambiò nome

copertina cardillo

Autore: Prof. Nilo Cardillo

Casa Editrice:Edizioni Odisseo Itri

Informazioni sull’autore.
Il Preside Nilo Cardillo ha trascorso tutta la sua vita nella scuola ed il maggior numero di anni proprio nel Liceo Ginnasio “Vitruvio Pollione”, come studente, come insegnante e, infine, come preside. E’ entrato nell’edificio di via Div. Julia, come studente di scuola media nel 1954 e vi è rimasto fino al conseguimento della maturità classica nel 1962.

Dopo aver conseguito la Laurea in Filosofia presso lì Università di Napoli, ha prestato sevizio nel Liceo Vitruvio come docente di Filosofia e Storia dal 1971 al 1974. Infine, è tornato come preside titolare nel 1988 e vi è rimasto per 14 anni, fino al 2002. Attualmente vive a Formia e si occupa di storia e filosofia della scienza antica.

Recensione.
Questo libro, con le sue appendici ricche di documenti relativi ai primi anni di vita del Liceo, con le foto di classe, con i ricordi, le curiosità e gli aneddoti relativi ai momenti iniziali della storia dell’istituto, può essere uno strumento prezioso per aiutare anche gli studenti di oggi a non distaccarsi dal proprio liceo, nel momento in cui spiccano il volo verso le università, verso le carriere, verso le professioni.

Il Liceo rimane un luogo significativo nella vita dei giovani che hanno la fortuna di frequentarlo. I “Vitruviania”, gli studenti che hanno potuto godere dei cinque anni di formazione del Liceo, devono sentire di aver speso ultimamente questo periodo acquisendo conoscenze, competenze utili e soprattutto, un sistema di valori al quale fare riferimento lungo tutto l’arco della vita. Bisogna fare in modo che il legame con il liceo non si esaurisca con il conseguimento della maturità, ma si prolunghi nel tempo attraverso il senso di appartenenza ad una tradizione forte, ad una comunità ideale che continua a trasmettere i valori della coltura classica.

Il Liceo Classico rimane ancora una scuola straordinaria che apre orizzonti culturali di enorme valore, sulle grandi letterature, sulla filosofia, sull’ arte sulle scienze: esso assicura un percorso formativo che poggia su una tradizione solida, su esperienze significative, su forti convincimenti etici, che sono la base di ogni attività volta alla costruzione di civiltà. Vale la pena difenderne la memoria e impegnarsi per la sua sopravvivenza.


Estratto dal libro.
“Ricordo di Formia e del Liceo da parte di un allievo illustre, l’On. Pietro Ingrao”.

Formia era bellissima. Inverni segnati da un cielo terso, straordinario, aranceti smaltati che fiancheggiavano le rive; quella villa comunale, così la chiamavamo noi allora, che sembrava prorompere sul mare e il segreto splendore di Gianola, promontorio intatto sulle acque pure, macchia verde che si chinava sulle cale nascoste. Una natura che prendeva il nostro cuore giovane e inesperto. Ma in questa grazia remota, in questa dolcezza della costa, in questo smalto, c’era anche una lontananza aspra dal mondo, una recinzione. Si, l’ estate veniva un brandello di mondo Romano e poi scompariva. La ferrovia cosiddetta “direttissima”, Roma-Napoli, ci aveva avvicinato a due metropoli nazionali: Roma e Napoli, ma in tante cose allora a Formia eravamo ancora un’isola, un mondo remoto. Ecco forse il cinema dove andavamo con quattro soldi in “saccoccia” oppure con qualche biglietto gratuito strappato a mio padre il cinema era una prima finestra oltre la recinzione.

Allora ricordo, il liceo Vitruvio si affacciava con le finestre su un grande cortile che voi conoscete immediatamente adiacente a piazza S. Teresa. Mio padre, parlo della fine degli anni 20 e dei primi anni 30, era allora segretario comunale a Formia; abitavamo nello stesso edificio in cui erano collocati la scuola media, il Liceo e il comune. Uscivo dal portone di casa, salivo due rampe di scale ed ero nel liceo affiancato agli uffici del comune. In un certo senso era una fortuna perchè quella collocazione mi concedeva lunghi sonni; bastavano pochi minuti per lavarsi la faccia e salire a scuola. Era anche un limite però perchè cancellava, dopo la scuola, il ritorno a casa in brigata e poi con mio padre a un passo dal comune, era difficile Marinare la scuola, quando dopo il Marzo ventoso e umido, veniva la primavera formiana e cominciavamo a denudarci sull’ amatissima spiaggia di Vendicio, ma questo è un ricordo privato?

IL LICEO, i programmi di studio:… Era il LICEO della riforma gentile su cui tante discussioni si sono poi accese, certo però è stato per me un forte tempo di formazione e di mutazione. I libri cambiavano nelle nostre mani, uscivamo dal nostro guscio, era il primo incontro con la grande cultura nazionale ed europea, aprivamo gli occhi sul mondo, scoprivamo i luoghi della nostra letteratura, anche se poi a fatica giungevamo e non sempre fino a D’Annunzio.