Lettere ai giudici sulla centrale atomica del Garigliano

Autore: Carlo Marcantonio Tibaldi

Casa editrice: A cura del Centro Storico Culturale <<Andrea Mattei>>

Informazioni sull’autore:
Nato a Santi Cosma e Damiano il 1 aprile 1918, Carlo Marcantonio Tibaldi conseguì la Laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli; si distinse nell’età giovanile anche nel settore sportivo dove diventò campione di atletica leggera. Nel 1953 si oppose alla proposta di installare un reattore nucleare nella zona della Piana del Garigliano, in quanto sarebbe andato a collocarsi in prossimità dei suoi possedimenti terrieri. Da allora, si è dedicato per oltre cinquant’anni alla causa dell’antinuclearismo ed alla difesa di tutto il Basso Lazio dalle minacce della Centrale nucleare locale, documentandosi sui terribili effetti retroattivi che un tale tipo di impianto avrebbe potuto generare. Nel 1985, dopo aver ricevuto uno scritto firmato da un tecnico dell’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), che documentava il grave livello di contaminazione da Cesio-137 e da Cobalto-60 della zona circostante la centrale, ha pubblicato l’opuscolo “L’inquinamento da radionuclidi nelle acque del Lazio meridionale“, nel quale denunciava insistentemente la contaminazione della flora e della fauna marina locale e l’incidenza preoccupante di malformazioni genetiche e di tumori nei residenti della zona. La sua attività di denuncia non si è mai fermata e gli è costata anche numerose querele, dalle quali è sempre uscito indenne. Il 13 gennaio del 2006, all’età di ottantotto anni, si è spento nella sua casa natale.

Recensione:
Gli atti che qui di seguito si pubblicano sono la riproduzione di tutte le lettere ed istanze avanzate ai vari organi per far luce sui rischi che corrono le popolazioni che si affacciano sulla pianura del Garigliano. La riproduzione degli atti è fedele alle istanze proposte, ma in alcuni casi si è ritenuto utile apportare qualche lieve variante al testo originario. Del resto il lettore, informato dell’Ufficio cui esse sono state inviate, potrà sempre verificare la rispondenza dei testi oggetto della pubblicazione presente. Varie volte il testo è stato annotato e commentato per obiettiva esigenza di una più completa informazione. Scopo del presente lavoro è di informare sia le autorità che i cittadini sugli effetti dell’utilizzazione dell’atomo per scopi pacifici e dei danni conseguenti che tale operazione comporta. Il drammatico aspetto del settore non sempre ha trovato negli organi di stampa adeguata trattazione. Troppo spesso si sono, infatti, tenuti nascosti i danni prodotti dall’impiego dell’energia nucleare per scopi pacifici. Le <<Lettere ai giudici>>, che di seguito vengono qui riprodotte per doverosa informazione, sono state ritenute da chi scrive come atto dovuto, non più dilazionabile per un preciso dovere morale, sia nei confronti dei cittadini, sia nei confronti di coloro che devono sapere tutto quanto A? necessario conoscere a tale riguardo. La forma usata, la <<Lettera>> è un motivo di incontro e, quindi, di riflessione non solo per i destinatari di essa, ma anche per i cittadini, per i Parlamentari, per i Ministri-Segretari di Stato che, informati della diffusione di queste notizie, non potranno più nascondere a se stessi e agli altri l’obiettiva gravità della situazione. Non si potrà più dire, insomma, e da nessuno: << ma io questo non lo sapevo!>>.


Estratto dal libro
Al presidente della repubblica on.le Sandro Pertini.

Signor Presidente,
tempo fa, a nome del Comitato “Pro salute Pubblica” di Castelforte, chiesi di essere da Voi ricevuto, sia per esporre la drammatica situazione posta in essere nella Piana del Garigliano dalla presenza della Centrale nucleare, dai più qualificati esperti in campo internazionale definita “la meno sicura del mondo”, sia per presentarvi una sottoscrizione popolare con cui diverse migliaia di cittadini testimoniano la motivata apprensione per l’oggettivo, rilevante stato di pericolo in cui sono costretti a vivere.
La Vostra segretaria ha respinto, però, la richiesta, eccependo, con molto garbo, ma non so quanto a proposito, il disposto dell’art 50 della Costituzione.
A questo punto, poiché al Comitato non è stato consentito di esporre a voce quanto urge e preme in ordine al suesposto problema, non rimane che farlo per iscritto. E pertanto sottopongo alla Vostra attenzione quanto appreso: la situazione di rilevante insicurezza si aggrava sempre più; la minaccia di pericolo, la quale incombe terrificante e immensa si fa, via via, più pressante, vicina, reale; la salute dei cittadini è seriamente compromessa; tanto che si può tristemente oggi dire, che da noi “malamente si nasce e peggio ancora si muore”!
Il che non è tollerabile. Non più sostenibile. Urgente è, quindi, che degli organi responsabili, interveniate al più presto. E con tutto il prestigio e la potestà che Vi derivano dalla suprema carica di Capo dello Stato. Fatelo, signor Presidente, ve ne scongiuro. Ma fatelo subito. Diversamente è inutile, esprimere commozione e cordoglio. Come pure inutile è versare copiose, ma sterili lacrime, quando ciò che si poteva e si doveva evitare è irreparabilmente accaduto.
Con osservanza

Giugno 1981

Marcantonio Tibaldi